XXV Giornata Mondiale del Malato


La chiesa di San Vincenzo Diacono in Pauli Arbarei non contiene i tanti fedeli accorsi dai numerosi centri della Diocesi per essere presenti alla celebrazione della venticinquesima Giornata Mondiale del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992.L’evento, fortemente voluto, mette al centro della nostra riflessione le diverse situazioni di vita che le numerose persone vivono nel quotidiano.
La Santa Messa, presieduta da Sua Eccellenza Padre Roberto Carboni, concelebrata è animata dal coro parrocchiale. La Giornata è stata organizzata e gestita dai Volontari della Pastorale della Salute, coadiuvati da altri gruppi di volontariato.
Il Vescovo, evidenzia nella sua omelia il coraggio e la forza del malato e anche l’impegno della famiglia, delle persone che sostengono il malato nella sofferenza.
Il Vangelo ci ricorda quante volte Gesù abbia usato misericordia, compassione, vicinanza per i malati del suo tempo, il suo coraggio nell’avvicinare e toccare lebbrosi, ciechi, sordi, paralitici, persone emarginate. Le guarigioni effettuate da Gesù non sono dirette alla persona che riceve il beneficio, piuttosto è un messaggio, una luce per tutti noi, a significare che davanti a Dio l’uomo deve essere integro, armonioso, deve saper lodare il Signore per il suo benessere. Il Signore guarisce i dolori del corpo, ma vuole parlarci anche dei dolori dell’anima, il peccato, la lontananza da Dio, l’indifferenza. Altresì il Vescovo ha messo in evidenza alcuni segni presenti nel santuario francese, le numerose confessioni e il segno dell’acqua, come purificazione e rinascita spirituale per una salute integrale della persona.
Il tema della Giornata Mondiale del Malato ripropone una frase che la Madonna pronuncia nel Magnificat: “Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente”. Il Signore ha mostrato tenerezza verso la malattia, così vuole che facciamo noi, per dire alle persone malate che nel corso di questa esperienza, anche se dolorosa e carica di fatiche non sono sole, ma circondate dall’affetto e dalla presenza di tutta la comunità cristiana che con fatica cerca di incarnare il comandamento dell’amore e del servizio. Noi non abbiamo avuto in dono dal Signore la grazia di poter guarire le malattie, possiamo però, interessarci della persona malata, sofferente, restituendole dignità, pace, donandole amicizia e attenzione. Possiamo occuparsi concretamente del malato, della sua storia come persona, aiutandolo a vivere quotidianamente la sua esperienza, illuminandolo con la fede, con una parola di conforto e una presenza che sia di “compassione” e di avvicinamento perché ritrovi in se stessa la possibilità e la forza di andare avanti e continuare a spendersi per una speranza che non si ferma difronte a nessun ostacolo, proprio perché arricchita dalla grazia che Dio offre ad ogni creatura .
Il Vescovo ha amministrato l’unzione degli infermi a quattro persone, ribadendo il concetto che il sacramento non è in vista della morte ma della consolazione e della forza interiore per riuscire ad accettare la sofferenza come mezzo per la santificazione della propria vita e l’accettazione della fragilità umana. Terminata la celebrazione i volontari della Pastorale della Salute hanno offerto l’immagine ricordo con un sacchetto di dolci e un portachiavi recante la foto di San Giovanni Paolo II, Padre di questa manifestazione, e il logo della Pastorale della Salute.

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